La triste storia dell’Architetto pigro che realizzava progetti spettacolari e perché ora fa il commesso in un negozio di arredamenti.

Di | 14 Novembre 2016
Attenzione: questo articolo può risultare irritante o indurre un senso di tristezza. Da leggere soltanto se non vuoi finire a buttare la tua carriera e tutto il tempo che hai passato a studiare a fare progetti delle cucine o a vendere divani in una catena di arredamenti a basso prezzo.

SPERANZE E SOGNI DEL GIAN ANDREA STUDENTE

Non gli sembrava vero, aveva immaginato quei momenti mille e mille volte, e gli pareva di essere ancora lì, nella sua stanza, con il freddo delle 7 del mattino che lo pungeva ed una tazza di caffè sua unica alleata a combattere con la voglia di nascondersi di nuovo sotto il piumone.

Gian Andrea aveva iniziato la sua carriera universitaria un po’ per gioco, un po’ per fare colpo sui genitori e sui suoi amici, o più semplicemente perché aveva sempre avuto un pezzetto di quella professione dentro di sé.

Era nel modo in cui guardava le cose, ne notava le forme, i particolari, ne apprezzava gli aspetti estetici ma approfondiva curioso i materiali e il come di quello che lo circondava.

“Ora tocca a me”, si disse, ed avrebbe affrontato quella come la vetta, era il suo momento.

Ed era stata un gran giorno quello della laurea, tesi discussa con grande emozione e poi l’abbraccio di amici e parenti.

A qualcosa sono serviti tutti gli anni di levatacce per andare a correzione dai Prof., i viaggi in metro, le scale fatte di corsa con mille borse con il plastico sulle spalle, o le serate trascorse nei centri stampa, a vedere e rivedere mille volte le piante, i disegni, le sezioni, i grafici.

Ora si apre finalmente la porta più grande, quella che l’avrebbe proiettato finalmente nel mondo del FARE, perché di tutta quella roba teorica davvero non se ne poteva più.
Carlo non era pronto a metterci qualcosa di suo , ad iniziare il suo primo tratto di matita, per disegnare il suo percorso.

FINALMENTE AL LAVORO !

 E all’inizio si rivela una gran figata, Gian Andrea respira l’eccitazione e l’emozione di aver trovato, tramite un amico, posto sullo studio dell’arch. Vitruvio, in pieno centro, con una storia consolidata e clienti di altissimo livello.

La sua postazione da lavoro, ok, il mouse è da cambiare, ma tutto sommato c’è l’ultima licenza di CAD (non cracckata come quella che aveva installato sul suo ultimo portatile) e, nota positiva, il bar sotto allo studio fa un caffè niente male davvero.

“Questo è il momento in cui devo darmi da fare per prendere tutta l’esperienza che posso, per cercare di  rubare tutti i segreti e capire tutti i modi in cui vengono gestiti i progetti”

Ma ben presto la realtà gli si è schiantata addosso con tutto il suo peso:

E’ impossibile per Gian Andrea mettere davvero qualcosa di “suo”, dare davvero la sua impronta in quello che faceva e, cosa ancora peggiore, aveva la sensazione che stava sprecando del tempo, che non stava imparando davvero tutto quello che voleva.

 Insomma le cose non sono proprio come se le era immaginate.

Continua a mettere a disegno o ad eseguire lavorazioni su piccole parti di progetti che gli vengono assegnate, e COSA PEGGIORE

ANCORA UNA VOLTA E’ TUTTO MOLTO TEORICO, non c’è quel contatto con la realtà che tanto aveva desiderato.

Lo studio infatti lavora principalmente su commesse pubbliche, gare d’appalto e concorsi progetto e ogni tanto può capitare qualche ristrutturazione che però viene seguita direttamente dai suoi colleghi senior.

Gian Andrea è abbastanza sconfortato ma si aggrappa al pensiero “devo stringere i denti ed andare avanti, prima o poi raggiungerò quello che voglio”

Il Salto nel vuoto

Ed infatti non si sbaglia, il lavoro duro paga sempre !

Dopo qualche tempo (che gli parve interminabile) finalmente qualcuno si è deciso a dargli un’opportunità:

“Carlo ti ricordi Pina e Gigi, gli amici di tuo zio ?”

“Beh oggi proprio li abbiamo incontrati e parlando della tua carriera e degli studi che hai fatto, è venuto fuori che loro hanno preso casa e devono ristrutturare e ci hanno chiesto se vuoi occuparti tu di tutto il progetto.”
Questa si che era una grande notizia !

Poi è il turno di una coppia di amici che si sposa, e poi quello del commercialista, che gli porta a sua volta un altro progetto.

Nel giro di 2 anni le cose iniziano a girare, ma soprattutto Gian Andrea trova qualcosa su cui mettere davvero la sua impronta !

Il problema ora però è il tempo, gliene resta sempre troppo poco da dedicare ai suoi lavori, con la sensazione di non riuscire a dare la giusta attenzione né ai suoi lavori, né sullo studio..

“E’ tempo di fare il salto, di liberarmi e provare a camminare sulle mie gambe”  (ma che paura)

Così in maniera molto aperta e sincera si siede di fronte all’arch. Vitruvio, il titolare dello studio su cui aveva sgobbato gli ultimi anni, affronta l’argomento e si congeda.

L’INGLORIOSA FINE DELL’ARCHITETTO MODELLO

“Un po’ di tutto, ma ci metto sempre molta passione per dare il massimo in ogni progetto”

Così avrebbe risposto per definire qual è la sua attività.

Aveva iniziato infatti con i progetti di ristrutturazione di appartamenti, ma in realtà prendeva un po’ quello che gli capitava, negozi, uffici, anche piccoli progetti come scale o ringhiere che alcuni amici gli avevano chiesto.

Non tutto va però come previsto.

Gli amici e parenti che gli portano progetti con un po’ di passaparola, complice anche il fatto che per iniziare aveva deciso di chiedere meno della metà del compenso dei suoi colleghi, iniziano a chiamarlo sempre meno, e un po’ alla volta ecco che diventa impossibile andare avanti.

Si, ok, già con la “crisi”, con una situazione generale in cui il numero dei progetti cala a picco, figuriamoci la sua attività !

“Cosa fare per tirare avanti ora?”

“Ma soprattutto, in cosa ho sbagliato ?”

Sono queste le domande che Gian Andrea si fa mentre continuava ad inviare CV su Linkedin o risponde a qualunque tipo di annuncio.

Mentre sta per andare ad un colloquio, per una catena di mobili economici molto famosa gli passa davanti tutta la sua carriera.

Divisa colorata, cappellino e centinaia di persone al giorno che l’avrebbero assalito per una cucina o per realizzare un armadio.

[FINE]

 

SEI SULLA BUONA STRADA O ANCHE TU PUOI FINIRE CON IL CAPPELLINO E LA DIVISA?

Voglio fermarmi qui con la storia perché d’ora in avanti è tutto uno strazio e so che può essere doloroso per chi legge questa storia con un po’ di attenzione.

Nel leggere questa storia però QUALCOSA TI E’ sfuggito, proprio nel TITOLO.

PIGRO

Il povero Gian Andrea ha tante buone intenzioni e si concentra tanto sulla qualità dei suoi progetti ma è tanto, tanto pigro, ecco perché:

  1. Finita l’Università non toccherà mai più un libro o approfondirà qualche altro argomento.
  2. Non si preoccupa davvero di quello che può fare per DIFFERENZIARSI dagli altri Architetti e attrarre più clienti.
  3. Fa quello che gli capita, “un po’ di tutto”. In questo modo non si afferma come riferimento in nessuno dei settori per i quali lavora (residenziale – retail – pubblico – nicchie – etc.)

Se anche tu sei un Architetto e vuoi conoscere una delle armi migliori per DIFFERENZIARTI dai tuoi colleghi, dare un VALORE in più ai tuoi progetti e diventare un RIFERIMENTO nei progetti residenziali, sei nel posto giusto.

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